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USCITA DI MERCOLEDì 8 FEBBRAIO 2012
ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
Quando a fine dicembre la Bce ha erogato agli istituti di credito 489 miliardi di euro al tasso agevolato dell'1%, gli addetti ai lavori lo avevano intuito: con una parte di questi soldi le banche avrebbero ricomprato il loro debito sul mercato a prezzi di saldo. Detto fatto: dopo UniCredit, che ha appena chiuso il riacquisto di 1,86 miliardi di euro di titoli, ieri sono state Intesa Sanpaolo e il Banco Popolare ad annunciare i cosiddetti buy-back di obbligazioni subordinate. La prima ha comunicato un'offerta ai possessori di tre titoli del tipo "Tier 1", per un valore nominale di 3,75 miliardi di euro: li riacquisterà mediamente con uno sconto intorno al 10%. La seconda ha proposto il rastrellamento di 12 obbligazioni subordinate, per un valore nominale complessivo di oltre 4 miliardi di euro: li comprerà con uno sconto medio del 17,7%. Presto potrebbe percorrere la stessa strada anche Ubi Banca: oggi il Cda potrebbe assegnare all'amministratore delegato Victor Massiah il mandato di finalizzare un'operazione analoga
Il Sole 24 Ore
Enzo Chiesa lascia la Banca Popolare di Milano. L'ex direttore generale ha concordato con l'istituto «la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro» con effetto da oggi e si è dimesso da tutte le cariche ricoperte all'interno del gruppo. Secondo quanto risulta a Radiocor a Chiesa potrebbe essere riconosciuta una buonuscita tra i 2 e i 2,5 milioni, pari alle due annualità previste contrattualmente, integrate da alcuni extra già concordati in precedenza
Il Sole 24 Ore
Una settimana per trovare l'accordo che potrebbe cambiare (in meglio) l'orizzonte della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Oggetto della trattativa è il finanziamento di almeno 900 milioni, a 18 mesi, da parte di tre primari istituti italiani (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e UniCredit), grazie al quale l'Ente presieduto da Gabriello Mancini potrebbe rimborsare interamente il pool di creditori nazionali e internazionali (tra cui Jp Morgan, Credit Suisse e la stessa Mediobanca), che per metà febbraio aspetta un piano di rientro
Milano Finanza
In attesa dei risultati del 2011, che verranno rilasciati il 20 marzo, SocGen prevede una perdita di 100-150 mln di euro nel quarto trimestre per la compagnia assicurativa, che ha una forte esposizione alla Grecia. Il dividendo 2011 sarà di 0,31 euro per azione, confermato il rating buy con target price a 15,3 euro
Corriere della Sera
Questa volta il rialzo supera il 30% per entrambi i titoli che riescono a fare presso solo dopo ripetute sospensioni per eccesso di volatilità: chiudono in rialzo del 31,32% a 1,33 euro le azioni Fonsai e del 30,33% a 0,31 euro le Unipol che si avviano a convocare le assemblee per l'approvazione degli aumenti di capitale (in tutto una richiesta di 2,2 miliardi) a servizio della fusione della compagnia di Ligresti nel gruppo bolognese. Al rialzo ha di sicuro contribuito l'ufficializzazione della disponibilità di Mediobanca e altre sette banche internazionali per i consorzi di garanzia delle ricapitalizzazioni
la Repubblica
Il "monitoraggio serrato" da parte della Consob sui titoli coinvolti nella mega operazione di fusione Premafin-Fonsai-Unipol-Milano speriamo portia dei risultati concreti. Poiché ciò che è in atto da tre sedute a questa parte assomiglia molto a un aggiustamento forzoso dei corsi in funzione dei rapporti di concambio tra le quattro società che verranno definiti prima dell' avvio dei maxi aumenti di capitale Unipol e Fonsai.
la Repubblica
La qualità del debito e la credibilità del management. Il bene dell’azienda e l’interesse dei soci forti di Telecom Italia. Non si può avere tutto e Franco Bernabè deve scegliere, chi accontentare e chi invece deludere, perché la coperta è corta, l’Italia è in recessione e il gruppo che guida da cinque anni non ha né molto da vendere, né molto da tagliare. I debiti a fine 2011 saranno di poco superiori a 30 miliardi a fronte di un margine lordo di 12,5 miliardi, che dopo l’esborso nelle nuove frequenze di Tim (1,2 miliardi), lascia al management circa 2,3 miliardi da amministrare. Risorse che vanno gestite per ridurre le passività, finanziare gli investimenti e remunerare i soci
la Repubblica
E’ nata nel 2007 per custodire il pacchetto di controllo di Telecom, ma mentre aumentava la sua quota, lievitavano pure i debiti. Nonostante i dividendi incassati e un ingente prestito soci da 1,3 miliardi, Telco continua ad avere un equilibrio finanziario precario che è destinato a peggiorare ora che il gruppo si appresta a tagliare la cedola. I soci forti, vale a dire Telefonica (46,2% di Telco), Generali (30,6%), Mediobanca (11,6%) e Intesa Sanpaolo (11,6%), hanno problemi più urgenti da risolvere
la Repubblica
Oggi, in piena crisi economica, si può dire che le tlc sono un settore in complessiva salute ma basterà anche un minimo di ripresa economica mondiale per decretarne il "downgrading" a semplice utility. A livello macro, ossia planetario, per le telecom certifica Ovum il 2011 è stato un anno di rimbalzo, di ripresa: ricavi a + 7% e investimenti a + 12%. Ma è appunto un rimbalzo: la crescita media annua dei prossimi 5 anni non supererà il 3%, meno della metà di quella del quinquennio precedente. Analisti e società di ricerca continuano a disegnare lo scenario di un mondo diviso in due dove la crescita è tutta concentrata nei mercati emergenti, mentre quelli maturi, come l’Europa, cercano di frenare la caduta. Ma proprio per questo ora le strategie si fanno più diversificate e variano mercato per mercato. L’epoca del consolidamento sembra finita. «Anche perché in tempi di credit crunch non ci sono banche disposte a supportare i grandi merger spiega Fabio Iannelli di Kepler ma resta il fatto che le tlc sono ancora un settore che offre margini del 30%. In questa fase solo le utility con i loro mercati protetti e alcune settori del "medtech" danno risultati superiori»
La Stampa
Drastico e sorprendente calo della produzione industriale tedesca a dicembre. Segna una flessione del 2,9% rispetto a novembre contro stime per un dato invariato. Si tratta della peggiore contrazione da tre anni a questa parte. Su base annua, l'indice - corretto per effetto di calendario - ha registrato una crescita dello 0,9%
Dagospia
Dice un banchiere di lungo corso: "Una volta concluso, sia pure all'italiana, il salvataggio della famiglia Ligresti - con l'arrivo del cavaliere rosso dell'Unipol a espugnare Sai-Fondiaria -, il dossier più scottante sui tavoli di Mediobanca riguarda ora il salvataggio dell'Rcs". Cioè, della società editoriale di cui la banca d'affari di piazzetta Cuccia è il primo azionista nel patto di sindacato. E aggiunge: "Neppure la vendita degli immobili in zona Brera (via San Marco), tra l'altro sotto ipoteca - sempre se ci siano dei compratori reali e non le solite banche creditrici (sedute nel consiglio d'amministrazione dell'Rcs) -, potrebbe coprire mai il miliardo di euro di perdite accumulato dal gruppo editoriale tra la Spagna e l'Italia". Per osservare poi, scettico sul futuro del gruppo: "Un buco ben più largo di quello del San Raffaele di Don Verzè di cui si è fatto carico proprio l'azionista di maggioranza dell'Rcs, il re delle cliniche lombarde, Ettore Rotelli. E i gioielli di famiglia del gruppo, a parte il valore (ipotetico) della testata Corriere, rappresentano ben poca cosa rispetto ai debiti. O, comunque, come poco appetibili come Flammarion a causa della crisi dell'editoria. Per non parlare dei bouquet di settimanali come il Mondo, Salute, Astra che non si piazzano nemmeno a costo zero. Anche la Domus editoriale interpellata recentemente dal gruppo a dichiarato di non essere interessata a una trattativa"
AFFARI PERSONALI
Morningstar
Il problema si è presentato dopo gli ultimi declassamenti generalizzati dei titoli di Stato di molti Paesi, tra cui l’Italia, da parte delle tre maggiori e più influenti agenzie di rating: Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch. La maggior parte dei fondi pensione, infatti, presenta dei regolamenti che impediscono al gestore di possedere titoli con un rating inferiore ad una certa soglia (che cambia da fondo a fondo, ma che di norma si assicura che i bond siano tutti di tipo investment grade). Chiaramente, questo discorso interessa soprattutto i comparti obbligazionari, entrati in agitazione dopo i downgrade e le minacce di ulteriori declassamenti nel giudizio. Secondo i dati di Assofondipensione, i comparti negoziali obbligazionari e bilanciati dedicano infatti una grossa fetta del proprio portafoglio ai bond governativi dell’Eurozona (almeno il 70%)
Corriere della Sera
La gelata della recessione non risparmierà l’economia europea, ma il clima sui mercati continua ad essere decisamente meno pessimista. La settimana appena chiusa si è messa in luce per un ritorno delle aziende italiane sul mercato dei bond. Un altro segnale incoraggiante sulla possibilità che il sistema Italia ritrovi fiducia visto che sia Atlantia che Eni, affacciatesi sulla piazza degli istituzionali, hanno raccolto adesioni molto superiori alle offerte, quasi tutte provenienti dall’estero, collocando in qualche caso i loro titoli a tassi inferiori rispetto ai Btp di pari durata. Così è partito il «toto corporate bond», con il mercato che si domanda quale sarà il prossimo big italiano (Pirelli? Telecom Italia?) a cercare finanziamenti e fiducia con altre emissioni
Corriere della Sera
Il viaggio organizzato è una soluzione da valutare seriamente per chi voglia investire parte dei suoi risparmi in obbligazioni aziendali. Negli ultimi tre anni i fondi comuni con la vocazione ad investire nelle emissioni societarie di area euro hanno registrato una performance media del 16,77%, pari a circa il doppio di quella messa a segno dai fondi obbligazionari governativi euro a medio lungo termine (8,61%), cioè a quella dei prodotti che puntano sui titoli di Stato dei paesi dell’Unione. Hanno quindi saputo difendersi dalla crisi che ha profondamente destabilizzato i titoli pubblici e messo in discussione la solvibilità di molti paesi ritenuti fino a poco tempo fa poco o per nulla rischiosi. I fondi di cui stiamo parlando investono prevalentemente in obbligazioni societarie con un rating investment grade, cioè non inferiore alla tripla B, che è la barriera della solvibilità e il rating della Repubblica italiana secondo i parametri dell’agenzia dopo la bocciatura di S&P
Corriere della Sera
E uno sguardo alla tabella, elaborata per CorrierEconomia dalla società indipendente di gestione del risparmio Augustum Opus Sim, mostra che le occasioni di investimento capaci di coniugare buona qualità dell’emittente e rendimenti superiori a quelli dei titoli di Stato di pari scadenza non sono un’eccezione. Non in Italia e neppure in Francia e Germania. Se, infatti, il rendimento del Btp settembre 2016 è pari al 4,43%, il bond di quasi analoga durata (sei mesi in meno) di Telecom Italia offre una cedola del 5,26%. Mentre Finmeccanica Finance, per un’obbligazione con vita residua di due anni superiore, remunera gli investitori con il 6,68%. A Francoforte, dove il Bund con scadenza quinquennale paga un modestissimo 0,53% ci si può parzialmente consolare con una emissione confrontabile lanciata da Bmw Finance, ma che genera un rendimento quasi triplo dell’1,86%
Corriere della Sera
Si stanno rialzando dopo la caduta. E oggi, sulle scadenze brevi, fino a 3 anni, arrivano a offrire rendimenti del 4-4,5%, vale a dire circa un punto in più rispetto ai Btp di pari durata. Si tratta dei bond bancari, ovvero di quelle obbligazioni emesse dagli istituti di credito e quotate in borsa, che risultano fra le più penalizzate per effetto della crisi. Alla fine dello scorso novembre questi titoli avevano perso in media oltre il 4% del loro valore rispetto a inizio anno. «Da novembre a oggi, invece, lo scenario è cambiato e le obbligazioni bancarie hanno messo a segno un rialzo dell’8,5%. Portando la performance complessiva a 12 mesi a un rispettabile +4,05%», spiega Marcello Ferrara, analista del mercato del reddito fisso di Consultique Sim, una società indipendente di consulenza agli investimenti
la Repubblica
Da qualche mese, infatti, gli intermediari "globali" stanno smantellando le attività di ricerca e brokeraggio con sede in Italia, lasciando più che altro dei presidi, che servono soprattutto come canali di distribuzione di prodotti e titoli stranieri altrettanto globali. Nel terribile 2011, per fare qualche nome, Barclays e Merrill Lynch hanno chiuso, Banca Leonardo e Unicredit hanno spolpato le loro attività conferendone una piccola parte a Kepler, e la stessa Deutsche Bank sotto Natale ha smantellato l'ufficio italiano, riducendolo al minimo e trasferendo il resto su Londra
Morningstar
Lo sprint che ha segnato l’inizio dell’anno delle Borse mondiali ha fatto bene anche all’Italia. L’indice Msci della Penisola nell’ultimo mese (fino al 6 febbraio e calcolato in euro) ha guadagnato l’11,4%. Resta da vedere quanto lo stato di forma del paniere durerà, alla luce di un quadro congiunturale tutt’altro che rassicurante. Secondo i dati del Bollettino economico di gennaio 2012 redatto dalla Banca d’Italia, nel terzo trimestre del 2011 il Pil dell’Italia è diminuito dello 0,2% rispetto al periodo precedente
Corriere della Sera
Giovedì scorso è arrivata in Borsa la domanda di quotazione da parte di Cucinelli, ma la consolazione è magra. L’uscita di Benetton, multinazionale familiare, è clamorosa e riapre la questione dei delisting (le revoche dal listino) e della debolezza di Piazza Affari, fusa dal 2010 con il London Stock Exchange (Lse): un matrimonio euro-sterlina che lascia gli osservatori perplessi e di cui Consob, aveva, da subito evidenziato i rischi. Se il vantaggio doveva essere l’apertura internazionale per le quotate italiane, non c’è stato. Avere una capogruppo come Lse non è servito ad arginare i delisting provocati anche dalla fuga degli investitori dall’aerea euro. Corollario dei riacquisti di azioni proprie (i buy back) che, causa prezzi stracciati, si sono susseguiti a raffica nell’ultimo anno (la stessa Benetton, ma anche altre aziende familiari come Piaggio, Exor, Brembo, Espresso: prossime revoche?), le cancellazioni dal listino stanno diventando una piaga europea
la Repubblica
Si scommette sulla vita del proprio cliente. Se vive a lungo vince la banca, in questo caso Deutsche Bank, se non ce la fa vincono gli investitori che sottoscrivono il fondo dell'istituto tedesco. Un gioco macabro che ha suscitato l'indignazione dell'associazione bance tedesche che dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha tuonato: "Il modello finanziario di questo fondo, a nosto parere, è contrario alla nostra morale e alla dignità umana"
INCHIESTE
La Stampa
Sono tanti, ma rischiano di essere dimenticati. Sono in crescita, ma per loro mancano po- litiche e strumenti per ritrovare il lavoro. Sono gli over 45-50, sui quali incombe un amaro destino: troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare. I senza posto over 45 ufficiali sono oltre 400mila, dice l’Istat, ma secondo stime delle loro associa- zioni, con cassintegrati a rischio, scoraggiati e inattivi vanno oltre il milione. Senza pensione. La riforma delle pensioni li ha condannati: trattenuti sul po- sto di lavoro quelli che ce l'hanno (con 42,1 anni di anzianità e 62 di età o con 66 anni) o finiti nella terra di nessuno quelli che l'hanno perso. Siano esodati, precoci o semplici disoccupati, un esercito di over 50 è fuori mercato, senza pensione e senza lavoro, e non c'è azienda disponibile ad assumerli (formato Pdf)
La Stampa
La prima in classifica è risultata l’Agenzia lavoro disabili di Civitanova Marche; al secondo posto si è piazzata Mapability di Pavia, un portale per la mobilità urbana accessibile; al terzo Nucafe di Kampala, che vuole aiutare i produttori di caffè dell’Uganda e dell’Africa orientale. Sono le vincitrici del pre- mio assegnato nell'ambito dell' Italian Global social venture competition, che insieme alle altre idee finaliste partecipe- ranno alla finale europea di Londra in marzo e che potranno accedere alla finale mondiale di aprile a Berkeley (formato Pdf)
COMMENTI
Corriere della Sera — Michele Salvati
Se i Paesi della zona euro fossero regioni di uno Stato sovrano, le difficoltà in cui alcuni di essi incorrono nel finanziare i loro debiti pubblici non avrebbero ragion d'essere: nel suo insieme, l'Eurozona sarebbe perfettamente in grado di finanziarli senza conseguenze negative sui mercati. Il nostro ipotetico Stato sovrano avrebbe infatti partite correnti in equilibrio e non necessiterebbe di continui afflussi di capitale, come invece avviene per altre aree valutarie; il suo disavanzo pubblico sarebbe modesto, e del tutto sostenibile sarebbe anche il rapporto tra debito e Pil; soddisfacenti sarebbero infine i suoi equilibri monetari: l'inflazione dell'Eurozona è minore che in altri grandi Stati e non ci sono segnali di tensioni nel prossimo futuro. Rifinanziare il debito in scadenza e anche crearne di nuovo, entro certi limiti, non porrebbe dunque alcun problema. I problemi sorgono perché i Paesi dell'Eurozona non sono regioni di un unico Stato sovrano, perché la Grecia o l'Italia non sono il Nebraska o la California
La Stampa — Mario Deaglio
Non bastava l’emergenza finanziaria, ora ci si mette anche il Generale Inverno. L’economia italiana, già metaforicamente gelata da una caduta produttiva - sensibilmente superiore a quella degli altri paesi avanzati - è andata, anche da un punto di vista fisico, duramente sotto zero. I Tir che qualche settimana fa rimanevano fermi per l’agitazione degli autotrasportatori sono adesso bloccati dal ghiaccio; le derrate alimentari che prima marcivano sugli autotreni fermi ai posti di blocco, ora non vengono ritirati dagli stessi autotreni bloccati dalla neve. In aggiunta al maltempo, i problemi energetici che ci sono letteralmente cascati addosso negli ultimi dieci giorni, completano il cerchio. Dal momento che l’anno lavorativo delle industrie è di poco più di 200 giorni, ogni giorno di produzione industriale completamente perduta varrebbe all’incirca lo 0,5. L’arresto completo per tre giorni delle industrie per mancanza di combustibile - un’eventualità molto remota, quasi un’ipotesi scolastica, utile comunque a fissare le idee e le dimensioni del problema porterebbe così a una caduta dell’1,5 per cento della produzione industriale dell’intero 2012 introducendo un nuovo stimolo negativo
la Repubblica — Massimo Giannini
Il dubbio c’è sempre stato. Adesso è diventato una certezza. Nel matrimonio del secolo tra Fiat e Chrysler non siamo stati noi a salvare loro, ma loro a salvare noi. Lo confermano i numeri del consolidato 2011. Su un fatturato in crescita a 59,9 miliardi, un utile della gestione ordinaria di 2,3 miliardi e un risultato netto di 1,6 miliardi, l’effetto Detroit è decisivo. Con un apporto di 1.345 miliardi, Chrysler pesa per oltre metà dell’utile di gestione dell’intero 2011. E nell’ultimo trimestre dell’anno, su un fatturato complessivo di 19,6 miliardi e un utile di gestione di 765 milioni, l’impatto Chrysler contribuisce per quest’anno rispettivamente per 11 miliardi e per 639 milioni. Se non ci fosse l’amico americano, e al netto dei dati di Ferrari e Maserati, il Lingotto avrebbe chiuso i conti in rosso
INTERNAZIONALE
The Wall Street Journal
Italian Prime Minister Mario Monti, who is putting his country through austerity measures to escape Europe's debt crisis, proposed tougher European rules aimed at prying open member states' national industries, as a way to encourage economic growth and competition in the euro zone. The proposal, made by Mr. Monti's new technocrat government to its European partners last month and outlined publicly for the first time in an interview Tuesday, underscores a growing belief by policy makers here that the Continent needs to start moving beyond the austerity that has marked euro-zone policies for the past two years. "Europe will not be a nice place to live in five years from now if we haven't solved the problem of how to grow," Mr. Monti said in the interview before heading to the U.S. for talks with President Barack Obama on Thursday
The Wall Street Journal
WSJ: Can you describe what Europe and the euro-zone will look like in five years? MONTI: In the area of macroeconomic policies, I think we'll see more centralization, like in the budgetary sphere. From this, I draw an eminently political point—which to me is the main challenge for Europe over the next five years. Namely, how do we reconcile more [unified] economic governance with democracy? We are seeing in many member states a sort of backlash about decisions that are taken centrally, concerning key aspects which have an impact on tax pressure, government spending, even structural reforms. They are seen as being taken away from the democratic control of parliaments…Europe won't be a nice place in five years if we have not solved the issue of how to have Europe grow economically. What will growth policy have to look like in a fiscally compacted Europe? Clearly any illusion of budget stimulated growth policy will have to go away
The Wall Street Journal
The European Central Bank has made key concessions over its holdings of Greek government bonds, which will contribute to a reduction of the country's debt burden and smooth the path toward a new bailout for the country, said people briefed on Greece's debt-restructuring negotiations. The decision by one of the Greek government's biggest creditors will narrow a gap in Greece's finances, helping pave the way for a debt-restructuring agreement with Greece's private-sector creditors and a new €130 billion ($170 billion) bailout from other euro-zone governments and the International Monetary Fund. But it is still unclear whether Greek politicians, facing public outrage, will accept the tough austerity policies pushed by European authorities and the IMF as the conditions to secure a deal.
Der Spiegel (versione inglese)
Italian Prime Minister Mario Monti is a thoroughly levelheaded man who feels a close affinity to Germany's famous stability culture when it comes to economic policies. Nevertheless, he has had nothing good to say about Berlin in the last few weeks. That's partly because he sees German Finance Minister Wolfgang Schäuble as a secret beneficiary of the euro crisis. Germany, says Monti, benefits more from the euro than others. Even German experts are convinced that Germany is profiting as a result of the currency crisis, while others are the losers. Because the country is seen as a safe haven on the crisis-plagued continent, investors are currently pouring billions into Germany. This is pushing down interest rates on government bonds to historic lows. "Germany is currently living at the expense of the other euro-zone countries," says Theodor Weimer, head of the board of the HypoVereinsbank bank. According to calculations performed by the Cologne Institute for Economic Research (IW), which is closely aligned with employers, the low bond rates will translate into savings of €45 billion ($59 billion) in the medium term for the German Finance Ministry. As a result, the German government is under growing pressure to contribute even more money to efforts to rescue the euro. Germany, critics argue, cannot benefit from the crisis and be miserly at the same time
TECNOLOGIA
l'Espresso
Forse accadrà a luglio, forse ad agosto. Di sicuro è questione di pochi mesi. Ed entro il 2012 Facebook toccherà la spaventosa cifra di un miliardo di utenti nel mondo. Vale a dire che in questo pianeta un essere umano su sette - contando anche i neonati, i centenari, le tribù dell'Amazzonia e gli eschimesi del Polo Nord - sarà iscritto al più famoso dei social network. Che ha sovvertito una vecchia regola di Internet: quella secondo la quale un fenomeno di successo ha una parabola ascendente (quando "diventa di moda") per poi iniziare a calare (com'è accaduto a Second Life o MySpace) o tutt'al più assestarsi in orizzontale. La curva di Facebook invece continua a salire, con buona pace di quelli che ancora due anni fa lo definivano transitorio
la Repubblica
La parola magica è "edutainment": imparare divertendosi. E cosa si presta meglio ad una fruizione multimediale da parte dei ragazzi, magari in mobilità, che una spiegazione dell’anatomia umana? Da oggi aprendo lo schermetto dell’iPhone, dell’iPod Touch o dell’iPad, e "azionando" una semplice app, appaiono la figura di un uomo e di una donna, tutti da scoprire. Cliccando (o meglio "touchando") su una qualsiasi parte del corpo, cominciamo ad entrare in profondità, scoprendo gli strati epiteliali, le fibre nervose, l’apparato scheletrico e tendineo, i muscoli, le viscere, tutto quello che il nostro corpo nasconde al suo interno, e poi scopriamo le funzioni di ogni singolo tessuto, di ogni osso, di ogni vaso sanguigno, di ogni organo. Il tutto con una serie di schede illustrative che combinano in successione testi scritti e immagini in 3D con una semplicità d’uso che sembra rendere obsoleti i voluminosi testi di anatomia del passato. E non costa neanche tanto: 2,99 euro per una singola "lezione" (apparato riproduttivo, scheletrico, nervoso e così via) o 20 euro per l’intero pacchetto, cioè l’intero corpo umano
la Repubblica
«Abbiamo bruciato le tappe. Siamo partiti subito con cinque categorie merceologiche, contro le due del sito francese, e in meno di un anno abbiamo aggiunto anche Kindle egli ebook». Martin Angioni, country manager Amazon Italia ha festeggiato la fine dell’anno con risultati record. La libreria online ha aperto in Italia poco più di dodici mesi fa e lo scorso ottobre è sbarcata sul mercato italiano anche iBooks di Apple. I due big di Internet hanno fatto decollare le vendite, scavalcato la regina del mercato Ibs, e rivoluzionato in poco tempo tutto il mercato. Non solo quello commerciale. Col loro arrivo, infatti, è esploso il mercato degli ebook che, pur rappresentando una quota marginale del mercato, ha segnato la svolta. A dicembre del 2010 l’editoria elettronica costituiva lo 0,5% di quota su tutti i libri venduti secondo i dati Aie, associazione italiana editori. Ma nel giro di cinque anni dovrebbe salire al 7% secondo un’indagine presentata da A.T. Kearney a Milano, la scorsa settimana, realizzata insieme a Marco Ferrario, Ceo e cofondatore di BookRepublic realtà imprenditoriale innovativa che oltre alla libreria online è tra i principali distributori di ebook
la Repubblica
Il selfpubblishing, la pubblicazione a spese dell’autore, è il nuovo trend della Rete. Si stima che a causa di questo fenomeno gli editori americani perdano tra i 70 e i 100 milioni l’anno. Ma è la nuova frontiera. E chi ha senso del business ha già fatto il primo passo
Corriere della Sera
Ce la farà il nuovo capo di Rim, Thorsten Heins a rilanciare il glorioso marchio BlackBerry, o finirà nell'oblio come Palm? Riusciranno i nuovi Nokia a conquistare l'attenzione dei consumatori che finora hanno snobbato i telefonini Windows? Che cosa diventerà Motorola sotto l'egida di Google? Ce la farà Samsung a districarsi dal groviglio di procedimenti legali che minacciano il suo primato conquistato nel 2011? Quanto aggressiva sarà la penetrazione dei cinesi low cost come quelli di Huawei? E Apple sorprenderà tutti lanciando il suo primo iPhone a prezzi contenuti? (vedi la classifica delle vendite). La concorrenza sul mercato globale degli smartphone è sempre più accesa a tutto vantaggio dei consumatori che oggi possono avere un telefonino «intelligente» - alternativo al pc per navigare su Internet - per qualche centinaia di dollari o euro
la Repubblica
Keep calm and be bold, "resta calmo e sii audace", potrebbe essere il motto 2012 di RIM, l'azienda canadese produttrice del BlackBerry che oggi ad Amsterdam ha radunato oltre duemila sviluppatori europei. Occasione attesissima (la conferenza ha fatto il tutto esaurito) per la presentazione ufficiale del nuovo ad dell'azienda, il tedesco Thorsten Heins, salito in sella a gennaio in un momento ritenuto dalla maggior parte degli analisi di profonda crisi per la regina degli smartphone aziendali, incalzata da Apple e soprattutto da Android sul mercato europeo
il Fatto Quotidiano
La curiosità era tanta. La speranza anche: l’argomento è stato ieri in vetta alle discussioni on line. Ma a parte l’orgoglio per un tentativo tutto italiano di dare un contributo alla storia del web, lo sbarco on line di Volunia, il nuovo motore di ricerca “sociale” presentato ieri, non ha convinto tutti. Sia nella presentazione, un po’ old school e durante la quale non sono mancati intoppi, sia nelle modalità di accesso ancora riservato a pochi, e perfino nell’idea di fondo. Utenti ed esperti però mettono le mani avanti: è ancora presto per buttare il bambino con l’acqua sporca. Il fatto del giorno per la Rete è andato in scena ieri all’Università di Padova – e in diretta web. Volunia.com (Seek and meet, trova e incontra, il logo) è un “progetto mondiale”, accessibile in 12 lingue, ha spiegato l’ideatore Massimo Marchiori, uno degli inventori dell’algoritmo di Google. Il matematico italiano ha saggiamente smorzato le attese della stampa e dei navigatori: “Volunia – ha detto in conferenza stampa – non è l’anti-Google, parte da un punto di vista differente, sarebbe una follia per qualsiasi start-up mettersi in competizione diretta” con il gigante di Mountain View. Il sito per ora è on line con accesso riservato a circa 150 mila utenti, tra una settimana dovrebbe aprirsi al pubblico e potrà “reggere” potenzialmente milioni di connessioni
la Repubblica
Gli adulti non conoscono i loro più giovani inquilini di casa. il mondo dei teenager che vivono attaccati alla Rete (per fare i compiti l'85%, per guardare video il 76% e parlare con gli amici il 62%) è infatti sconosciuto agli adulti. I genitori sono convinti (63%) di agire bene suggerendo ai ragazzi come comportarsi nei contatti on line, e il 70% è fiducioso nelle capacità di autodifesa dei piccoli, anche se il 54% dei genitori va comunque a controllare il computer dei figli per capire dove navighino. Peccato che, quasi il 47 % dei teenager, ammetta candidamente di ignorare spesso se non praticamente sempre i consigli dei genitori. Adulti consapevoli solo nel 13% dei casi di non aver alcun dialogo con figli sull'argomento rete, web. Oggi dunque è la giornata dedicata a rendere più sicura la rete. E proprio oggi viene presentata un'alleanza tra 50 associazioni, aziende, università ministeri, istituzioni per garantire un uso sicuro del web da parte dei minori anche in Italia. È Il Comitato Giovani on line, coordinato da Save the children e Adiconsum e che vede tra le fila dei consulenti dal ministero delle Pari Opportunità alla Polizia Postale
CNET
Wondering which games to buy for your iPad? Well, we've taken our best shot at putting together a list of top titles that we feel meet the criteria for a good iPad game
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1) Gli italiani e il denaro. Nell'era di internet e della crisi

Come questa crisi sta cambiando il modo di percepire il denaro? Come si tenta di mantenere il proprio stile di vita? Quanto ha inciso e incide Internet nel rapporto con i soldi? Cosa ci aspetta ancora? Come cambierà il modo di fare banca? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Luigi Campiglio, sociologo, professore ordinario di politica economica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E' la quarta delle interviste su I dieci anni dell'home banking. E riserva alcune sorprese

2) Migliorconto/11. Miglior Online: Conto IW di IWBank

Tra le banche solo-online senza filiali e senza sportelli si aggiudica il titolo di miglior conto 2011 Conto IW di IWBank. Perché ha canone fisso a zero e operazioni illimitate gratuite incluse. E in più garantisce rendimenti extra agganciando il deposito gratuito IWPower Special Summer Editon. Per far rendere le somme depositate fino a un massimo del 4,50% lordo. A seguire, nella top three, anche Conto Webank di Webank.it e BancoPosta Click di BancoPosta

3) ING Direct: "Ecco perché la banca online apre le filiali" (Aggiornato)

Dopo Bergamo, Padova, Roma e Venezia, apre a Milano la quinta filiale a marchio ING Direct, la banca solo online per eccellenza. Con qualche cosa in più rispetto alle tradizionali filiali di banca. Cosa c’è di nuovo? Come funziona? E, soprattutto, perché una banca solo online inizia a puntare sul rapporto diretto con i clienti? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto ad Alfonso Zapata, General Manager di ING Direct Italia

4) OfMigliorPrepagata 2012: i vincitori

5) Stop ai fondi tossici, crescono quelli sani

6) Il mutuo è morto?

7) Conti di deposito. A caccia di rendimenti

8) Venti di guerra. Bond bancari vs depositi

9) Questo Bancomat è una filiale

10) Alla ricerca del mutuo anticrisi


1) Migliorconto/11. Miglior Online: Conto IW di IWBank

Tra le banche solo-online senza filiali e senza sportelli si aggiudica il titolo di miglior conto 2011 Conto IW di IWBank. Perché ha canone fisso a zero e operazioni illimitate gratuite incluse. E in più garantisce rendimenti extra agganciando il deposito gratuito IWPower Special Summer Editon. Per far rendere le somme depositate fino a un massimo del 4,50% lordo. A seguire, nella top three, anche Conto Webank di Webank.it e BancoPosta Click di BancoPosta

2) Stop ai fondi tossici, crescono quelli sani

I fondi etici non sono tutti uguali ma, mediamente, hanno performato meglio rispetto ai fondi comuni tradizionali. È quanto emerge dal Secondo Rapporto sui Fondi Etici in Italia, che classifica i migliori prodotti d’investimento socialmente responsabili in Italia ed include un’analisi sulle performance dei fondi realizzata in collaborazione con Morningstar.

3) OfMigliorPrepagata 2012: i vincitori

Sono (quasi) 11 milioni. E sono sempre più simili a un conto corrente. OfMigliorPrepagata 2012 è in versione sostituisci-conto, ha l’Iban, si usa si internet per fare acquisti e per i giochi online. Of-Osservatorio finanziario presenta la IX Edizione del Rapporto Prepagate. Vince Superflash di Intesa Sanpaolo. Secondo gradino del podio per Carta Corrente Prepagata di Banca Sella. Terzo classificato per Carta Paypal di CartaLIS IMEL. Ecco la top ten 2012

4) ING Direct: "Ecco perché la banca online apre le filiali" (Aggiornato)

5) Il blitz di Natale di Poste Italiane

6) Questo Bancomat è una filiale

7) Conti di deposito. A caccia di rendimenti

8) Venti di guerra. Bond bancari vs depositi

9) Migliorconto/11. I vincitori

10) Arrivano i depositi anti Btp (Aggiornato)

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